IL TESTAMENTO DELLA GOLIARDIA
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Un giorno settembrino di fine settimana è nato in un casino un figlio di puttana.
La mamma merdaiola al povero bambino per fare una spagnola il latte cambiò in vino.
L'allattamento alcolico quale trasformazione il ciclo metabolico cambia in fermentazione.
D'istinto naturale beone smoderato, goliarda eccezionale fosti considerato.
Ma un giorno, dio sagrato, amara fu la sorte: tu fosti avvelenato, avvelenato a morte.
Dal tuo bicchier di Chianti, con acqua, a tradimento prima d'andar tra i Santi facesti testamento:
"Le mie bestemmia amate, compagne della vita, le voglio tramandate da un nero gesuita.
E tutte le battone che m'hanno sollazzato, facciano un rampicone a chi mi ha sotterrato.
Amore mai trovato in giro per la terra, quello che ti ho cantato dentro il tuo cuore serra.
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Fratelli in Goliardia, dentro un bicchier di vino vi lascio la follia: fateci un gran casino!!
Il mio Goliardo nero resti con me in eterno lo voglio al cimitero, lo voglio anche all'inferno.
Il mio Goliardo rosso rosso di medicina, io chiavo a più non posso davanti e a pecorina.
Il mio Goliardo rosa, l'ho preso sù dal cesso, lo so che fa cagare ma lo porto lo stesso.
Il mio Goliardo blu, con l'aquila dorata, lo dono alle battone per farci una chiavata.
Il mio Goliardo verde, verde dei prati in fiore, anche se pien di merde resta del suo colore.
Il mio Goliardo grigio, grigio d'economia, io te lo caccio in culo poi me no vado via.
Il mio Goliardo giallo, giallo color del sole, io faccio sempre il gallo con le bambine sole.
Il mio Goliardo azzurro ch'è di giurisprudenza io te lo caccio in culo tu portane pazienza. |